“IL DONO”

Cover_il_dono Ieri ho ascoltato il nuovo disco del grande Renato Zero…

Premettendo che sono dell’idea che Renato non si discute ma si ama e che anche in questo nuovo lavoro emerge su tutto la sua straordinaria voce, mi sento in diritto ed anche in dovere di dire che mi ha un pò deluso!

Questo CD non ha niente a che vedere con il precedente (che già rimpiango), ovviamente lui non deve e non può ripetersi però questo lo ritengo un disco difficile che sicuramente ha bisogno di più ascolti per essere apprezzato. Il lancio nelle radio di "Mentre aspetto che ritorni" una canzone molto melodica ed orecchiabile faceva pensare che anche il seguito sarebbe stato di quel genere ed invece a grande sorpresa ci si ritrova ad ascoltare i brani con un pò di perplessità! Sicuramente bisogna sentire i famosi ritornelli per poi apprezzare di più le melodie.

Renato affronta anche in questo percorso molti temi sociali tra cui quello dell’immigrazione, poi una polemica verso l’America, un inno alla fratellanza, una tiratina d’orecchie ai network radiofonici, una dedica speciale a Karol Wojtila unita a quella per la sua nipotina Virginia il tutto racchiuso in "La vita è un dono", in ogni caso per chi ha acquistato il dual disc sul lato DVD troverà un’intervista in cui lui stesso spiega ogni singola canzone. Mi fa piacere che i prezzi dei tre CD ossia il cd dell’album, il Dual disc ossia cd+dvd, ed il cd in edizione limitata composto dal disco+album fotografico siano molto convenienti, ci ha sicuramente fatto un grande regalo abbassando il costo di questa sua nuova produzione. Trà le mie preferite comunque spicca "Mi chiamo aria" un brano dalla melodia decisamente accattivante! Probabilmente a Febbraio partirà il suo nuovo tour nei Palasport che solo in parte sarà dedicato alle canzoni di "Il dono", più che altro sarà un concerto antologico e forse innovativo, ti aspettiamo con ansia Renatino!

Ho espresso in generale il mio parere sul nuovo disco ma mi farebbe piacere sapere cosa ne pensano tutti gli altri sorcini, sono davvero curiosa, perciò se qualcuno di voi sta leggendo lo invito a commentare!

50 pensieri riguardo ““IL DONO””

  1. Renato Zero è un artista ed è un uomo in grado di arrivare al cuore della gente con le sue Canzoni i suoi CAPOLAVORI..l’ultimo cd è veramente straordinario soprattutto la canzone “La vita è un dono”dedicata a KAROL WOJTILA e alla sua nipotina nata pochi giorni fa..
    Grazie MAESTRO DI VITA..
    Ant..85..

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  2. Ho ascoltato il nuovo cd di Renato Zero e penso che sia veramente unico e straordinario mi hanno colpito tutte le canzoni e hanno ragione “Ant e Lisa” a dire che Renato è un grande e che con i suoi capolavori sa arrivare al cuore della Gente..non vedo l’ora di vederlo di nuovo in concerto a ROMA è stato un evento STRAORDINARIO..RENATO SEI UN MITO……………..Primo..da Roma.

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  3. salve il cd è eccezionale come si fà ha confrontarlo con il precedente?iol’ascoltato gia parrecchie volte e deve dire che è favoloso specialmente la conzone immi ruah cmq RENATO è veramente un GRANDE ma con la G maiuscola spero di vederlo presto in concerto ciao rossella forza renato

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  4. Io sono la notte,il mistero,l’ambiguità…io creo gli incontri io sono la sorte…quell’attimo di vanità!!

    Lisa85 contattami

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  5. Dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai…l’uomo di una strada che è la stessa che tu fai…e ogni giorno nascerò e ogni giorno morirò…per questa favola che è miaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

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  6. Quanta violenza sotto questo cielo…un altro figlio nasce e non lo vuoi…(AMALO) gli spermatozoi… l’unica forza tutto ciò che hai ma dimmi ma che uomo sei se…. se non prendi un barattolo di vernice insieme a me e ricominci a dipingere questo mondo grigio…questo mondo così stanco dell’amore che vuoi,dell’amicizia che rincorri da sempre…dipingiamolo di noi, di noi zerofolli,di noi zeromatti a noi che basta un sorriso, una stretta di mano e ame che basta semplicemente dirvi….VI AMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

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  7. sn convinto ank io ke l album è deludente…nn paragonabile a cattura ed è tra il più brutto degli ultimi anni anke se ascoltandolo e riascoltandolo t piace frs un pò d +…mannaggia renato dov è il mio re dei sorci?

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  8. il tempo passa anche per l’uomo/artista che inevitabilmente perde un po’ di smalto.. anch’io, zerofolle dalla nascita, sono rimasto deluso da questo ultimo cd..

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  9. ciao io sono valerio penso anchio che il cd nn sia uno dei migliori xò ascoltandolo più volte migliora sempre di più e cmq RENATO rimane RENATO e nn va assolutamente discusso…

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  10. Renato è un grande e su questo penso che siamo tutti d’accordo.
    Però effettivamente devo dire che questo cd, a parte qualche canzone che reputo abbastanza orecchiabile, mi ha deluso un pochino (solo un pochino però.Dalla premessa ascoltata in radio lo immaginavo diverso e invece…. Comunque nonostante tutto: RENATO IO TI AMOOOOOOOO!!!!

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  11. per giudicare le canzoni di renato è importante leggerle a prescindere dalla musica…..le sue parole sono poesia sono insegnamenti di vita
    GRAZIE ANCORA RENATO
    ANT….68

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  12. Le canzoni di Renato non sono mai ovvie, non sono mai canzonette. Bisogna ascoltarle più volte ed ogni volta ci si avvicina di a ciò che Renato vuole dirci. Leggete tutti i testi e dite se ce n’è uno che non vi piace: impossibile! A me ha colpito, oltre a Mentre aspetto che ritorni, Stai bene lì, una difesa dell’italianità dall’onnipotenza americana, senza fare politica comunque. Renato è grande, non si discute!!!

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  13. ciao, penso anch’io che il cd non sia uno dei migliori xò ascoltandolo più volte migliora sempre di più,la conzone immi ruah è fantastica comunque RENATO è veramente un GRANDE.

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  14. Ricordo che dopo l’uscita di Artide e Antartide, qulacuno storse il naso commentando che era finita la sua vena, eppure quell’album conteneva pezzi come marciapiedi, padre nostro, ecc. Questo album per stessa ammissione di renato nasce inaspettato, quindi di difficile assimilazione, ma sono certo che dopo alcuni ascolti regalerà, magari non nella sua intierezza, momenti che vorremo vivere in uno dei suoi prossimi concerti. Ciao Luca

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  15. Al primo ascolto anche io la pensavo come molti di voi.. e cioè che fosse un album non proprio corrispondente alle mie aspettative. Ed invece questo sta proprio a significare che Renato ha fatto ancora una volta centro, le canzoni che piacciono al primo ascolto sono quelle che vengono a noia prima. Infatti a forza di ascoltarlo sono venuti fuori i veri “connotati” dell’album, e cioè canzoni dalla melodia non scontata ma piacevole, e dal testo come sempre che fa riflettere su svariati aspetti. La canzone “La vita è un dono” penso che ben presto sarà annoverata fra i capolavori di sempre di Renato, in quella categoria dove troviamo “I migliori anni della nostra vita”, “Cercami”, “Il cielo”.. tanto per intenderci. Ma anche altre canzoni come “Dal mare”, “D’aria e di musica”, “Immi Ruah” hanno il loro impatto emotivo. Per non scordarsi poi della sacrosanta verità contenuta in “Radio o non radio”. Insomma, ancora una volta Renato ha tirato fuori altri capolavori.

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  16. Certo questo nuovo album non è Cattura bensì IL DONO di Natale che il nostro Renato ha voluto elargire a noi sorcini. E’ bello che sia così, pensaci, mai banale, mai scontato, mai ripetitivo! E’ sempre alla ricerca di qualcosa in più che lo elevi, lo differenzi da tutto e da tutti. Per lui è uno “sbattimento” notevole inserire arrangiamenti che inevitabilmente coinvolgano tante persone (banda, orchestra…), più semplice sarebbe accontentarsi ma… non lo farà mai! Si spende “per il suo piacere e il nostro godimento” riuscendoci pienamente! Ascolta e riascolta IL DONO e presto farà parte di te in modo inscindibile!
    Ciao!
    la sorcina saby

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  17. Sono una sorcina dall’età di 10 anni ora ne ho 35! Lui mi ha cresciuta, accompagnata, rassicurata, ha riempito un pezzetto del mio animo affamato d’amore; chiusa nella mia cameretta traevo insegnamenti dalle sue canzoni. Mancante della mia figura paterna attraverso i suoi dischi e i suoi concerti meravigliosi mi sono aggrappata a lui ed alle sue parole….lui c’era, era lì con me, nella mia solitudine….da allora lo porto sempre nel cuore e sempre sarà. Ora sono cresciuta e quando lo vedo mi emoziono SEMPRE nel senso lacrimoso del termine, non sono lacrime nè di gioia nè di dolore sono proprio lacrime di Renato cioè di quello che lui è x me e che qui brevemente ho provato a spiegare, in questo modo profondo e speciale lui è in me. Sia nella bambina che nella donna che ora convivono in me. Riguardo l’ultimo cd trovo il “mio Renato” soprattutto dentro la canzone “D’aria e di musica” specialmente sul finale, è tutto un brivido sulla mia pelle e ancora una volta dalle orecchie fino al cuore. Auguro a tutti voi di provare sempre quel brivido…..

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  18. Renato è una persona speciale io ho imparato a conoscerlo un pò tardi grazie a un mio amico ed una storia un pò triste.
    Adesso credo che non potrei vivere senza la sua musica che ti entra nel cuore e nell’animo.
    Sono felice di essere diventata una sorcina…
    grazie RENATO….

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  19. ragazzi il dono e’ un album che al primo ascolto lascia un po di amaro ma poi ti sbatte in faccia dei capolavori IMMI RUAH in primis, vogliamo parlare delle musiche? radio o non radio ad esempio? renato e’ sempre unico perche riesce a sorprenderci, a rinnovarsi e non scadere mai nel banale!

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  20. Come diversi Sorcini hanno scritto, pure io sono convinto che se si ascoltano più volte tutti i brani, si arriva a dire che ANCHE QUESTO NUOVO LAVORO DEL “NOSTRO” RENATO E’ ECCEZIONALE!!! Certo, è vero che non è sullo stile di CATTURA, ma noi che vogliamo molto bene a RENATO, dobbiamo capire che questa volta ha avuto un’ispirazione diversa da quando ha realizzato CATTURA; E POI STIAMO TRANQUILLI: RENATO ZERO E’ SEMPRE RENATO ZERO, OSSIA COME DICE LUI:”IO SONO IO!, IL SOLITO RENATO!” GRAZIE DI ESISTERE, RENATO!!! GRAZIE PER IL TUO CONTINUO IMPEGNO A DIFENDERE LA VITA, SIA ESSA UN EMBRIONE, UN NERO, UN GIALLO, UN GAY, UN HANDICAPPATO!!! GRANDEEEEEEEEEEEEEEEE!!!

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  21. IL DONO è semplicemente favoloso…a me è piaciuto tantissimo. “LA VITA è UN DONO” è un vero e proprio capolavoro…più la ascolto e più penso che renato è il più grande che sia mai esistito. L’unico dubbio che ho è su “FAI DA TE”…ma è autobiografica?…beh comunque sia…GRAZIE RENATO

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  22. Ciao Debby,
    sono Elisa, zerofolle da quasi trenta anni dei miei 43. Ho scopero per caso il tuo grazioso blog..
    sono su zenzeroforum, come altri riporto le mie impressioni su questo suo nuovo lavoro, datate 20, novembre, giorno in cui ho ascoltato per intero il disco.

    Un abbraccio e a rileggerci.

    20.11.2005 – Il dono –

    Un disco nuovo è sempre un momento magico per me.
    Da scoprire piano piano sfogliandone i solchi, gustandone i suoni.
    Questo probabilmente fin troppo agognato, arriva non arriva,
    come si chiama? Chi ci suona?Poi eccolo Il Dono.
    L’antipasto fornito con Mentre aspetto che ritorni sembra preannunciare un lavoro
    molto “pop elegante”, la presenza di Guidetti evoca Ramazzotti, il tappeto vocale la Pausini.

    Metto il dual disc nell’home theatre e questo inedito karaoke mi si snocciola negli occhi…
    (beata tecnologia, un tempo i testi me li dovevo scrivere bloccando il registratore
    dopo ogni frase..) e scopro un lavoro complesso..che mi piace.
    Non tutto, ma lo trovo suo..ci ritrovo i suoni dei sessanta, dei settanta, i ritmi sudamericaneggianti.

    IMMI RUAH è bella ed evocativa, universale nel messaggio.
    MI CHIAMO ARIA un ritmo ballabile tra la bossa e il samba caro da sempre a lui.
    RADIO NON RADIO molto particolare nella musica a dispetto del tema che fronteggia chi di musica vive
    UNA VITA FA evoca Nino Rota e certi sfondi felliniani
    STAI BENE LI’ ha un sound molto bello, ma ha un testo fiacco.
    DAL MARE ricorda in alcuni passaggi un Bennato antico chitarre “ecate” anni 60, un blues
    malinconico.Tragico. Una carezza ad occhi che hanno solo la speranza nel loro portafogli
    ” Le differenze offendono chi non le capirà” è il senso.
    TI STUPIRAI danzereccia con autocitazioni nei giri musicali
    L’ESEMPIO in questo eterno dialogo con chi lo segue a colmare le sue solitudini
    “io che aspetto che ritorni, maledetti giorni di malinconia”
    FAI DA TE “Mineggiando” nella musica si diletta nel suo episodio sull’autoerotismo e ne tira
    fuori un brano delizioso.
    D’ARIA E DI MUSICA è la canzone che mi piace di più. Dal vivo sarà bellissima e gli darà
    la possibilità di giocare con la voce nel finale, sottofondo iniziale con batteria spazzolata, sembra
    di sentire tastiere synth e chitarre con ditale.
    “D’aria e di musica la mia stagione è platonica” “Io che tradisco la metrica io che vado oltre ogni logica”
    LA VITA E’ UN DONO ha tono epico e verità semplici. “Siamo l’immenso ma pure il suo contrario”
    ha la sua ragione di esistere nelle motivazioni che rivela lo hanno portato a scriverla.
    L’omaggio ad una grande figura spirituale

    I cori che occhieggiano qua e là (e che sono sempre la mia passione) condiscono il tutto.

    Nel complesso due, tre chiavi di lettura, quella musicale, quella d’affetto, quella d’istinto che forse
    dovrebbe far fluire la musica con lo stesso istinto con cui ha visto la luce.

    Non è pietra miliare della sua discografia ma io ho già considerato regali i suoi ultimi album..
    ricevere un Dono mi fa andar di lusso.

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  23. Concordo sul fatto che sia un CD diverso dal solito, molto impegnativo, la mia preferita è “d’aria e di musica”, ma….come dici tu o si odia o si ama, basta ascoltarlo varie volte per amarlo. Fidate abbbellaaa

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  24. Che dire di un grande artista che ci fa partecipe delle sue emozioni che ci trasmette in ogni parola delle sue canzoni…….grazie RENATO dal tuo amico ALDO

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  25. RAGAZZI MA AVETE SCOLTATO DAL MARE E FANTASTICA E UN CAPOLAVORO CHI PUO FARE TANTO SOLO RENATO COMUNQUE IO E DAL 82 CHE LASCOLTO E CON GLI ANNI E SEMPRE PIU GRANDE

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  26. Ciao, sono Fraaa seguo con più attenzione Renato Zero da solo poco tempo e con il precedente album e tour mi aveva stregata! Son capitata solo per caso su qs sito ed a leggere qs post ma volevo dire che concordo pienamente con le tue osservazioni riguardo a”Il dono”: pure io adoro molto di più l’album rpecedente e mi aspettavo qualcosa di più da qs ultimo…. ciao! Fraaa

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  27. e’ vero . al primo ascolto viene da dire “eh no,renato questa volta hai toppato”
    ma non e’ affatto cosi’ . questo cd va sentito , sentito e ancora sentito …..solo cosi’ ti entra dentro e non ti lascia piu’ .
    grande ancora Renato , con te la vita e’ meno dura.

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  28. Io penso che non bisogna mai aspettarsi dalle persone che ci circondano(amici, parenti ecc) che rimangano sempre uguali a se stesse. Ciò vale, naturalmente, anche per gli artisti che seguiamo, incluso Renato ovviamente.
    Un artista che ha sempre saputo rinnovarsi e compiere metamorfosi riuscendo nel contempo a mantenere inalterata la sua schiera di ammiratori-sorcini; detto ciò, non si è risparmiato nemmino stavolta in questo senso, introducendo “Il Dono” con la classica ballata-alla-Zero per poi spiazzarci con ritmi e arrangiamenti ben diversi da quelli del solito Renato. “Immi Ruah” è un inno pacifista che coglie nel segno e che si impadronisce di te per poi non mollarti più, sia per la melodia e gli arrangiamenti filo-arabeggianti sia per il testo semplice ma non banale. A mio parere una delle più belle del disco, insieme ai ritmi latini di “mi chiamo aria” e “fai da te”, il rock atmosferico di “Radio-non Radio”, la nostalgia circense di “Una vita fa” e la vena soul di”stai bene lì”. Quest’ultima mi porta a dare però un giudizio spaccato in due, poichè pur essendo “melodicamente” ineccepibile, il testo oscilla fra una tentata ironia, un accozzaglia di luoghi comuni e un inutile patriottismo, non sapendo bene in quale delle tre direzioni dirigersi. é come se Renato a questo punto della sua carriera e della sua vita stia vivendo un periodo di transizione, abbia aperto gli occhi su alcune cose iniziando a porsi determinate domande, e provando a dare delle risposte e delle spiegazioni abbia inciampato qua e là, e “Stai bene lì” in questo senso è lo scivolone più grosso, insieme a “Dal mare”: io trovo che se certe cose non si provano sulla propria pelle, non si disponga degli strumenti adatti per parlarne.
    Per finire con le altre tre canzoni più in stile-il-solito-Renato: la ritmata e trascinante”ti stupirai” convince, così come “l’ Esempio” e ancor di più la coinvolgente “d’arie e di musica”. Trovo che invece la sovrabbondante e pomposa orchestra di “la vita è un dono” serva a mascherare una melodia quantomeno insignificante; il testo è comunque buono.
    In definitiva, un album che ha bisogno di più ascolti, durante i quali si cambierà rapidamente idea sul conto delle canzoni; le più orecchiabili parranno le più banali, le più “ostiche” diventeranno le vostre aficionados, per poi non lasciarvi più, come è successo a me.
    Per cui consiglio ai sorcini più duri e puri di non premere il tasto “avanti” sulle canzoni più anomale, e di riascoltarle con attenzione. Fidatevi di Valkina!!!

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  29. il 31 10 1996 in p.zza signoria Firenze abbracciai x 5 secondi Renato è stata un’emozione unica fu un miraggio meraviglioso,da quel giorno guardo le sue foto e le vedo con lo sguardo diverso dal conoscere solo foto è uno sguardo che parla sempre in ogni posizione ha un significato come del resto le sue canzoni che danno messaggi di vita , ma il mio desiderio è di poterci scambiare veramenta sette chiacchiere, sei grande renato……….. ti seguo da i miei 13 anni ne ho oggi 43 non ancora perche come te sono una bilancia, sono nata 2 giorni prima di te .
    Mio figlio ha visto il suo primo concerto rischiando il soffocamento a Firenze ed eri tu il protagonista
    non ci sono parole ……ciao Graziella il mio desiderio…….scambiare sette chiacchiere con te

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  30. E’ uno Zero fantasticamente evoluto musicalmente e melodicamente sempre all’altezza di grandi testi e grandi musiche e arrangiamenti.

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  31. Ciao
    che dire a questo punto? “Il dono” l’ho trovato meraviglioso circa al quinto ascolto e adesso sono due giorni che non riesco a smettere di cantare il ritornello de “la vita è un dono”.
    Grazie Renato

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  32. Ma come si fa a dire che Il Dono è deludente??? Ma se è uno dei migliori che Renato abbia fatto! Tutto si evolve e lui con questo cd è salito ancora più in alto acquisendo una vena di maturità e saggezza che lo rendono ancora più intrigante.
    Stasera voglio riuscire ad essere in prima fila a Montichiari!!! Ti adoro Renato, sei la mia luce da 20 anni!

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  33. ho iniziato ad ascoltare zero grazie a mia sorella e mio cognato che sono due veri patiti… devo dire che è fantistico, con le sue canzoni ti trasmette serentià, voglia di andare aventi… è l’ultimo cd è stupendo…… grazie renato…

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  34. semplicemente stupendo..di certo fra i migliori che abbia mai fatto..non c’è una canzone che non abbia un senso ben preciso..ritmi diversi da canzone a canzone..testi meravigliosi..uniche pecche:la vita è un dono e mi chiamo aria….sublimi “d’aria e di musica”e “l’esempio”

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  35. Ciao a tutti e, come dicevo a Debby, scusate il ritardo… un sorcino doc come me non poteva non mancare in questo stupendo blog! grazie Debby, di nuovo… Considerate solo che mi sono avvicinato al pc solo per merito di Renato… solo grazie a lui… Dunque, dico la mia sull’ultimo capolavoro del nostro mercante di stelle.
    Parto da una premessa… quello che hanno detto Valkina, Luca Elisa ed Eleonora hanno tutte la sacrosanta verità… il cd è bellissimo e un lavoro fatto ad arte… Cert, Luca, su Artide ad Anatrdide c’erano testi che sono ormai diventati tormentoni per noi come Notte balorda, marciapiedi e e io ti seguirò, ma c’è da mettere in conto la maturita artistica e la crescita culturale alle quali un cantautore come lui è soggetto…Il dono denota quella transizione musicale cui Renato è, dai tempi di Spalle al muro, soggetto… prima si inneggiava alla trasgressione in tutte le sue forme e i suoi metodi (condivisibili al massimo!) poi si è ritagliato quel ruolo di uomo sobrio e tranquillo che gli ha consentito di conquistare la grande fetta di pubblico italiano… Comunque rimane un grande lavoro artistico che si, è vero, al primo impatto lascia esterefatti (wow!!! ragazzi sto ascoltando in questo momento “Onda GaY”… ve la ricordate?!!!)ma che al secondo e al terzo ascolto vi faranno ricredere…
    E’l’album secondo me piu completo di tutti i precedenti… anche se personalmente ne preferisco altri… ma tecnicamente e realisticamente è il piu completo… dal punto di vista musicale e degli arrangiamenti… e lui spazia su molti temi, sociali e sentimentali… Immi ruah è un capolavoro… Mentre aspetto il tuo ritorno la sento e vedo un pò banale e troppo commerciale per i miei gusti… Mi chiamo aria con i suoi ritmi latino e il bossa è un pezzo accattivante che ti prende molto… La vita è un dono è bella ma non credo la si puo annoverare tra un po di tempo assieme a Cercami e I migliori anni della nostra vita e Il cielo…. Dal mare, Stai bene li, Ti stupirai sono perfette e musicalmente valide… Io boccio solamente radio o non radio (escluso il significato che Renato vuole dare che è ben preciso e condivisibile. La canzone che più mi colpisce e che ogni volte che la ascolto mi fa davvero venire la pelle d’oca (gia dal vivo è bellissima….) e d’aria e di musica oltre che l’esempio…. indiscutibili…. Infine una vita fa ha un testo e un’aria cosi felliniana che ti fa impazzire… pero vi prego…. ascoltatelo e riascoltatelo piu volte…. ma chiudete gli occhi e guardate il cielo…. ascoltarlo di sera e di notte è veramente un magia!!!
    Un abbraccio a tutti.

    Matteo

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  36. renato .spero ke tu lega questa mia riga. ti devo dire ke tu sei mio grande idolo e grande amore. ho sempre sognato con un vero uomo come te. sei la magia de ogni amore. spero ke tu personalmente me possa rispondere. sono strgneira.ho 37 annni. 1. 72. kill 56.bionda. vivo a pesaro de 10 anni. ti tvb da sempre.jeane

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  37. Ciao Jeane, sono Matteo, piacere…. certo non sono Renato eh eh … pero ho visto che sei di Pesaro… sai… sto aspettando il 21 con grande ansia… verrai anche tu vero????? risp…

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  38. “Mi chiamo Aria” è un qualcosa di spettacolare…E’ una delle più belle canzoni degli ultimi tempi nel panorama musicale globale.
    Speriamo riesca ad avere il successo che merita.

    “Meglio illudersi che non provarci mai”

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  39. Bè si….tu dovresti saperlo bene qual è il motivo principale per cui adoro questa canzone e per quale motivo nn riesco a sentire “magari” senza piangere stile fontana….vero tesoro?un bacio

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  40. SI PUTTETTINA MIA…. comuunque ora calmati eh…. non serve piangere… la vita è anche fatta per sorridere soprattutto quando sai di poter conatre su persone leali…. dai su… quanto è cattiva la bambina che non smette di piangere…. su su prendi il ciuccio dai!!!!

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  41. Appena ho sentito il cd le canzoni che mi hanno colpito di più sono state “una vita fa” e “d’aria e di musica”,”mentre aspetto che ritorni” ovviamente l’avevo già sentita: mi piace moltissimo(del resto era normale visto la mia indole romantica…)Comunque come al solito RENATO non mi ha deluso:GRANDEEEEEEEE!!!!!

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  42. RENATO ZERO, L’ALCHIMISTA DELL’AMORE

    Renato Zero, nel bene e nel male ancora presente, vicino e lontano, artista vero e grande incantatore. Su di lui è stato scritto molto, talora con competenza, più spesso a sproposito o in modo pretestuoso (si pensi al falso scoop sollevato da alcuni militanti gay intorno a sue inesistenti dichiarazioni, e il cui obiettivo finale è sembrato più che altro il tentativo di estorcere da lui una confessione… sulle sue abitudini personali); sempre poco, troppo poco, ci si è comunque soffermati sul musicista, così che ne è rimasto sminuito sia quest’aspetto, sia, in certo senso, la stessa dimensione umana. Eppure non si può spiegare soltanto con la cieca adorazione il fluido affettivo che circonda il cantante romano da così tanto tempo.

    Non tutta la sua produzione, in particolare la più attuale, è ovviamente sullo stesso livello; ma quella sensazione di nettezza, autenticità e purezza sembra essere stata, finora, una costante nell’artista. Anche negli errori.

    Di recente ci è capitato di leggere che il Nostro è un ribelle pentito. Uno che partito dal travestimento più camp, prefiggendosi di superare le barriere del conformismo e dell’eteronormatività, è poi approdato ai tranquilli lidi della luce divina. Ma com’è andata, in verità?

    Il Renato irriverente e variopinto degli anni ’70 protestava col corpo. Era il risultato visivo dell’irrompere del mondo degli emarginati a fronte della grigia normalità di un altro corpo, quello rigido e contratto dell’uomo incravattato. Anche quest’ultimo, non meno di Renato, portava una maschera, che lo caratterizzava come capofamiglia, tutore dell’ordine e della morale. L’uomo con la cravatta e i capelli corti non piangeva perché aborriva la debolezza, femminile e impudica. Quell’uomo accettava (e faceva) la guerra, la discriminazione sessuale, razziale e ideologica; ed era, soprattutto, un uomo incapace di sognare, perché il mondo circostante lo soddisfaceva e lo appagava.

    Fuori del suo recinto si stendeva una terra incognita, inesplorata e inesplorabile. Ma Renato, un po’ Frank’n’Further un po’ Mago di Oz, con la sua irruenza giocosa, ingenua, sguaiata, ci ha presi per mano – o, forse, strattonati – e ci ha fatto varcare la soglia dell’”altra sponda”. Fasciato nelle sue lucide tutine a pelle, Renato era nudo, e la sua stessa fisicità costituiva una protesta. La sua maschera colorata, a differenza di quella plumbea dell’uomo incravattato, non serviva a nascondere e occultare, ma appunto a svelare le autentiche ipocrisie della società perbene; in questo senso, il suo universo è stato solo in apparenza favolistico. In realtà era onirico, denso di valenze simboliche e, pertanto, tangibile e profondamente umano.

    Ed è stato un viaggio entusiasmante, tra colori squillanti, ballerine, coatti, prostitute, checche, guitti, gente senza nome e senza storia. L’unica voce di questi senza voce era il corpo e il sesso. Per loro Renato Zero, l’alchimista dell’amore, inventò un linguaggio nuovo, nobilitandone e “spiritualizzandone” la disprezzata umanità, l’inesausta capacità di affetto, sentimento, tenerezza, tanto più primigenia quanto più insospettata, pura e infantile. Nella sua vocazione universalistica Renato parlava di ogni amore semplicemente mostrandone l’esistenza e, quindi, la naturalità.
    Facendosi amico, fratello, amante ma anche padre e madre di queste anime orfane, Renato offriva loro il porto sicuro di una famiglia restituita al suo valore originario di servizio e oblatività. La simbologia di quest’ultima non era perciò negata ma piuttosto confortata, perché scevra di qualsiasi retorica; diventava una democrazia affettiva dove si aveva diritto di cittadinanza non in virtù di un privilegio sociale o di un ruolo riconosciuto, ma in base alla capacità di amare. Si trattava, già allora, di un approccio profondamente cristiano.

    Ciò comportava, di conseguenza, anche un cammino “a ritroso” alla ricerca delle fonti più vere del Sé. “Dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai”, cantava Renato in quegli anni: impossibile dargli torto.

    Solitudini

    Non solo logica, ma inevitabile, è stata la svolta introspettiva degli anni ’80.

    Nel decennio che celebrava l’edonismo e l’auto-sufficienza, che dissacrava l’autentica trasgressione con la moda, l’arroganza e il cinismo non era infatti più tempo di travestimenti. L’uomo incravattato, avversario visibile e concreto, aveva lasciato il posto a una forma diafana, indecifrabile, vacua; un’ennesima maschera certamente, dietro la quale però non si trovava più alcuna umanità, per quanto ferita o derelitta potesse essere. Un mondo sazio di sé, che celebrava il proprio apparente benessere materiale malcelando le sue frustrazioni, odii, razzismi. Un mondo di “voyeur”.

    I variopinti clown dagli occhi dolci (la definizione è dello stesso Renato) vivevano il periodo più triste e angoscioso della loro storia. Avvertivano bisogno di fermarsi e riflettere. Ne scaturì un elogio della lentezza, vero balsamo nel turbinio degli istinti e delle voracità rapaci. Era una semina che, se già cominciava a mostrare fiori delicati e perfetti nella loro primizia, avrebbe condotto alla straordinaria fecondità dei ’90.

    Epifanie

    Le facili e ingannevoli promesse degli “anni affollati”, svaporando, si lasciavano dietro una scia di sofferenze, a volte persino di sangue, che ne smascherava la sostanziale, belluina ferocia. Renato Zero, uscito indenne da quella lotta grazie alla sua incrollabile fede, aveva imparato sulla sua pelle che quest’ultima non preservava dal dolore, ma permetteva di superarlo con l’umiltà e il perdono. All’impulso generoso ma velleitario di Prometeo si sostituì allora una resurrezione certo luminosa, ma non abbacinante. “Un’emozione in più/ è terra conquistata,/non possiamo chiedere/ certezze a questa vita”, cantava infatti il Nostro nell’emozionante “L’eterna sfida”.

    Di qui il ritrovar-si, ogni volta un po’ più vicini alla verità, ogni volta “diversi” eppure riconoscibilissimi.
    E se il contrassegno dell’epoca attuale sembra esser diventato l’individualismo sfrenato, geloso e sospettoso, Renato Zero ha deciso di sfidarlo mettendo in musica una materia “impoetica” per eccellenza: la felicità, o meglio la gioia, il sorriso del quotidiano.
    Una volta di più, una scelta controcorrente.

    Amore, amori

    Il Renato anni 2000 sta affrontando la più rischiosa delle imprese: riuscire a comunicare la gioia risultando credibile, sincero, commovente. Nella prima parte del decennio, la sfida sembrava vinta. Quella di Zero, come emergeva dall’album “Cattura”, era una gioia nata da molte lacrime, da strade tortuose, da anfratti oscuri della coscienza e della vita. Altri autori cantano la costruzione di un amore; per Renato pare che, oltre lotte, incomprensioni, fatiche, abbandoni e ritrovi, si debba elevare una pura e riconoscente gratitudine per la bellezza dell’amore, ovunque e in chiunque sia, in qualsiasi modo si manifesti e sempre degno di esser vissuto, anche al di fuori dei risultati personali. Un messaggio d’altruismo e di pace in un periodo in cui si chiudono le barriere delle menti, dei cuori (e degli Stati), e dove risorgono, cupi e minacciosi, i fantasmi dell’intolleranza e dell’odio per gli “irregolari”.

    Non è casuale che tale messaggio fosse contenuto nel più “privato” (e autobiografico) dei brani recenti dell’artista: “Figlio”, dedicato a Robertino, il giovane adottato dal Nostro dopo anni di convivenza, che l’ha reso nonno due volte.
    In esso non ci si limita a celebrare una paternità fortemente desiderata, ma pure l’amicizia assoluta per l’umanità dell’altro e, conseguentemente, di tutti i figli del mondo, specie se poveri, reietti, dimenticati. Ed ecco vivificato l’antico abbraccio ideale per gli sconfitti della vita. “I figli (non sono) scommesse, investimenti, polizze assicurative, alibi, riscatti”, ha denunciato il Nostro, “e a volte i figli adottivi sono più felici perché frutto di una scelta, non di una fuga di spermatozoi”.

    Parole “contro”, persino contronatura, se per “natura” s’intendono luoghi comuni, preconcetti, feticci, dentro cui ingabbiare emozioni e sentimenti. L’adozione, suggerisce Zero, è invece un surplus d’amore e non un ripiego, come ritiene il senso comune.

    Di più. Col suo gesto, Renato ha testimoniato, più di tanti discorsi incendiari, l’esistenza presso gli emarginati di una piena e “rispettabile” affettività: “È ora che si sappia che l’emarginato non è solo quello che vive nei cartoni, abbrutito, picchiato. Può essere, anzi spesso è, un talentuoso, un uomo di potere, anche un genitore”. Solo accettandosi totalmente, insomma, si può giungere a “spossessarsi” di sé.

    E domani?…

    Le ultime prove, si diceva, non sono state all’altezza della situazione. Forse non gli hanno giovato la sovraesposizione, certe infelici scelte artistiche e un’acquiescenza ormai acritica da parte di una fetta di pubblico, che hanno condotto, fra l’altro, a dolorosi fraintendimenti, non sempre dissipati dall’artista stesso. Eppure le premesse per uscire vittoriosi da quest’ultima sfida ci sarebbero tutte. Il suo ultimo album in studio, “Il Dono”, è forse il più debole della sua produzione: registrato in fretta, poco curato anche nella veste grafica, ha tuttavia riscosso un notevole successo che, se ha appagato lo Zero-manager, non sappiamo quanto bene abbia arrecato allo Zero-artista. Ciò nondimeno quel disco ha un suo fascino segreto. A partire dal titolo stesso, simile al brano portante: “La Vita è un Dono”, francescano, gibraniano. Il termine affascina, così come i suoi derivati: per-dono, con-dono. Infondono un’idea di comunione, di cattolicità (nel senso di universalità). Alla fine, il pezzo risulta balsamico, rigenerante. E invero Renato è l’unico artista che possa ricorrere a un lessico cristiano, del tutto perduto nella società secolarizzata, non perdendo in credibilità.
    Senza dubbio Renato ha puntato sulla professionalità per far accettare pezzi altrimenti poco fruibili. Con tutto ciò, si può negare che “Dal mare” non sia dannatamente, potentemente sua? “Io non riesco a odiarti” è Renato, forse anche il miglior Renato. Non siamo certo al livello di “Mio fratello che guardi il mondo”; però è schietta, semplice, non superficiale.
    “Immi Ruah”? L’immagine dei sandali e il sottofondo “etnico” sono scontatissimi, eppure quel che dice è ciò che Renato pensa: si può negarlo?
    “D’aria e di musica”? Gran lavoro di limatura anche qui, però, che stoffa! Insomma, un altro “Dono” non sarebbe augurabile per nessuno; ma anche da questo lavoro si intuisce che Renato Zero non ha del tutto smarrito la sua vocazione di esploratore dell’io, l’esatto contrario dell’artista “arrivato”. A lui il definitivo ritrovamento di un’amicizia, un sorriso, una pazienza.

    Daniela Tuscano

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