MI VENDO

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Non amo molto scrivere Post sulle classiche di Zero, ma questa settimana  voglio fare un tributo ad uno Zero eccezionale, ad una canzone che è ormai storia, conosciuta da tutti anche dai non Sorcini e che ognuno di noi attende ad ogni concerto per potersi finalmente scatenare e fare coro insieme a lui.Contenuta in “Zerofobia” già il titolo dell’album è tutto un programma, la Zerofobia ossia la paura di Zero e di zerofobici ce ne sono stati tanti in questi 30 anni, paura di qualcosa di diverso, di indefinito, di nuovo, di troppo trasgressivo per una società quella del 77 ancora impreparata ad accettare la diversità di un cantante che si presentava provocatorio, truccatissimo, con capelli lunghi, tutine attillate e messaggi di ogni tipo senza paura del giudizio di nessuno, senza temere di osare.Ma lui si sa è stato un trasformista per vocazione e quella Zerofobia ben presto si è trasformata in Zeromania, fino a portarci ai giorni nostri e a vedere con i nostri occhi un Renato diverso, evoluto, mai uguale a se stesso ma non per questo meno interessante, ha saputo mantenere viva l’attenzione su di lui grazie solo alle sue grandi capacità musicali e alle sue doti comunicative.“Mi vendo” è un brano ritmato decisamente trascinante, con un testo molto particolare di un Renato che punta tutto sul suo Io, come fosse un venditore di felicità, ed io aggiungerei piuttosto egocentrico il nostro Renatino.Mi ha sempre colpito molto il passaggio in cui dice di vendere desideri e speranze in confezione spray, eh si perché evaporano, non restano o al massimo possono restare pochi istanti per poi svanire nel nulla.Vende la sua grinta, un’altra identità, lui è il mistero, l’ambiguità, vende se stesso ad un buon prezzo, si fa carico dell’infelicità altrui risolvendo tutti i problemi, vende quello che il mondo distratto e preso dai suoi problemi non può dare ed in cambio di due ali lui si prende l’inferno.

Nonostante per tutti noi sia una canzoncina leggera da ballare e cantare in coro io la ritengo molto interessante soprattutto per le numerose metafore in essa contenute.

Personalmente in quel Mi vendo io ci ho sempre visto i suoi stessi dischi in cui lui canta i mali della società spesse volte facendoli suoi o comunque vissuti sulla sua pelle, mentre a noi quei dischi ci danno felicità, consigli, in ognuno troviamo sempre qualcosa di noi stessi, ci danno la speranza che qualcosa possa cambiare, ci esortano a continuare a sognare a non far morire quel desiderio.

Ma questo è ciò che la canzone fa provare a me non certo la giusta interpretazione anche se credo che in un certo senso Renato volesse darci anche questo messaggio.

Forse voleva anche mettere in risalto quegli individui che pur di arricchirsi venderebbero veramente anche l’anima al diavolo, ma ne parleremo insieme.

Ho scelto il Live tratto proprio da Zerofobia perché rappresenta il Renato di quel periodo in tutina attillata e argentata, da notare il finale in cui canta “me lo vendo eh già...a buon prezzo si sa” slacciandosi davanti la tutina il tutto accompagnato da un gesto molto provocatorio e poi girandosi mostrando e scuotendo il suo lato b con tanto di lingua mentre esce di scena e quindi dando un messaggio ancor diverso, esplicitamente sessuale e trasgressivo che caratterizzava molto il suo personaggio dell’epoca e che faceva letteralmente impazzire tutti i suoi fans.

Concludendo vorrei dire che non sarebbe male se esistesse un venditore di felicità, disposto a prendersi tutti i miei problemi ed in cambio a darmi tutto ciò che desidero, poi pure a buon prezzo!!

E a voi piacerebbe? O siete di quelli “ Vita senza problemi dimmi che vita sei”

E’ un post molto leggero, allegro ma senza mai sottovalutare i suoi testi anche quelli che come questo possono sembrare poco impegnativi ma in realtà non lo sono e che ci ricordano passato e Presente!

RENATO A DOMENICA IN

Ricordandovi che oggi 29 Marzo Renato sarà ospite di Pippo Baudo a Domenica In, apro questo piccolo Post per i vostri commenti.

Oggi oramai Ieri ho visto le prove e come sapete con me c’era anche Claudia.

Prove durate dalle ore 19.00 circa fino alle 21.00 quindi ben due ore a guardare Renato provare, domani ci canterà tre brani di Presente:

la A, la B e la mia preferita ossia “Il sole che non vedi” che tra l’altro ci ha cantato Live mentre domani sembra faccia tutto in Playback!!

Renato era molto tranquillo e in studio eravamo circa una trentina di persone, tutti calmi, stile mummie come piace a lui…

Gli abbiamo fatto soltanto un applauso alla fine di Ancora qui e li lui un bel sorrisone aggiungendo graze, grazie.

Ma ve ne parleremo poi con calma delle prove perché l’ora è tarda e domani ci aspetta una bella sveglia!

Quando siamo uscite, eravamo fuori ad accendere i nostri cellulari, fuori gli studi c’è uno spiazzale, allora è passato lui con la sua macchina bianca cabrio, con accanto il figlio, in questa occasione stranamente guidava Renato e c’eravamo solo io e Cla li al buio, lui ci ha illuminato con i fari della macchina, ci è passato vicino piano piano si è girato guardandoci e ci ha fatto un sorrisone incredibile, salutandoci con la mano, tutto questo è partito da lui e noi allora abbiamo risposto con un sorriso grande anche noi e lo abbiamo risalutato, non ci sembrava vero che tutto questo fosse partito da lui, forse gli erano rimaste impresse le due mummie o forse oramai si ricorda Debby che stile madonnina sta li incantata a guardarlo sempre buona buona.

Domani saremo anche in diretta, ci vedrete nella prima parte di Giletti, poi saltiamo la Bianchetti e ce ne girovaghiamo per gli studi e poi parteciperemo ovviamente dalle 18.00 alle 20.00 nella fascia di Pippo Baudo, Renato si esibirà in finale, comunque sarà lui a chiudere la trasmissione.

Da Giletti saremo sedute normalmente, mentre Renato lo vedremo pare sulla scalinata, quindi il lato dovrebbe essere il solito dove mi siedo con la differenza che staremo sugli scalini.

Indosseerò camicetta rossa e pantaloni neri, Cla maglia bianca e pantaloni neri, ma dubito che ci vedrete perché le riprese stando sugli scalini sono un po’ più difficili…. voi però cercateci!!

Ed io ovviamente come l’inverno vuole sarò tutta liscia e piastrata!!

Quando avrò tempo forse vi racconterò il resto….

PRESENTE

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GRAZIE DI ESSERE TE STESSO BENTORNATO AMICO MIO!

Il 20 Marzo è uscito il nuovo disco di Renato Zero: PRESENTE

Ora che tutti noi abbiamo potuto un po’ assimilarlo e ascoltare più volte le canzoni possiamo finalmente dedicargli un Post ufficiale per commentarlo.

Sinceramente non era il disco che mi aspettavo, ma ciò non significa che non mi piaccia, è diverso, forse un po’ lontano dallo stile classico di Zero, mi sembra un disco innovativo, forse è anche normale per uno come lui che ha saputo sempre rinnovarsi nel tempo, senza mai copiare se stesso!

E’ un disco melodico, per quanto mi riguarda sono felice di sentire molto le chitarre.

Avendolo ascoltato più volte ad oggi posso dire che mi piacciono quasi tutte le canzoni tranne l’ultima, diciamo che per quanto mi riguarda la filastrocca ninna nanna  la poteva riservare alle sue nipotine!

Musicalmente mi rilassa, sono suoni che entrano nella mia mente calmandola, lo trovo un disco da ascolto, certo non ci si scatena molto ma non è noioso, sicuramente con pochi sforzi vocali, la sua voce è sempre bellissima calda e profonda ma conosciamo tutti le sue potenzialità vocali che invece in questo nuovo lavoro non ci sono.

Tra le mie preferite cito “Muoviti”, “Non smetterei più”, “Un’altra gioventù”, “Giu le mani dalla musica”, “Il sole che non vedi”, “Quando parlerò di te”, comunque nel complesso mi piacciono un po’ tutte.

Discorso a parte va fatto per “L’Ormonauta” e “Spera o Spara” che mi riportano un po’ indietro negli anni, a quel Renato ironico che mi piace tanto che ha ancora voglia di stupire e provocare, mi fanno pensare a Il Triangolo, Baratto e così via.

Qui sul Blog abbiamo già avuto modo insieme a Marco di parlare di Spera o Spara di cui il merito va a Mariella Nava che ha saputo ridare un po’ di verve al nostro Renato, tra l’altro insomma si nota nel testo anche lo zampino di Renatino, questa canzone gli sta cucita addosso ed è bello sentire quelle sue tonalità e quell’ironia che tanto ci erano mancate negli ultimi anni.

Nel finale di Muoviti (un brano che già amo) quando grida  “Per i vincenti”  ritrovo il mio Renato, invece nel “Il sole che non vedi” amo moltissimo questo passaggio: “Dov’è che porterai il sorriso mio la mia spensieratezza…Rispondi…. a chi dedicherai la luna il suo stupore, la fierezza…. Rispondi” mi da veramente i brividi per musica e parole.

Proseguirò a commentarlo con voi perchè per ogni brano avrei tantissime cose da dire…

“Quando parlerò di te” ovviamente mi piace e dovreste conoscere tutti quanti il motivo.

Concludendo non è il solito Renato sembra quasi un disco sperimentale, ma lo preferisco di gran lunga a Il Dono, certo dopo Il Dono per quanto mi riguarda sarebbe stato tutto bello, non avrei comunque voluto un Renato che si ripeteva ed io credo che dopo 30 anni di gloriosa carriera è molto difficile riuscire ancora a sorprendere e a creare canzoni che non siano simili ad altre.

E’ un disco autobiografico, si sente che è scritto da un uomo di 58 anni, ripercorre un pò la sua vita, incita i giovani a non mollare e sembra quasi che lui abbia trovato un pò di serenità, lo trovo molto riflessivo ma meno arrabbiato, con meno denunce, con la sola voglia di pace e serenità.

Per quanto mi riguarda al di la di tutto, al di la del fatto che mi aspettavo qualcosa di diverso in ogni caso “PRESENTE” è promosso!

INTERVISTE

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In questo Post potete leggere tutte le Interviste rilasciate alla stampa da Renato.

Verrà aggiornato ogni volta che ci sarà una nuova intervista.

I commenti su tutto quanto potete lasciarli nel Post della settimana:

IL 20 MARZO “PRESENTE” IL NUOVO DISCO DI RENATO ZERO!

Fonte Rockol.it

Renato Zero, ecco ‘Presente’: ‘Incito i giovani a non mollare’

Incita i ventenni all’azione e alla speranza, culla i suoi sogni di infanzia, bacchetta i professori che non sono bravi maestri di vita, ci ricorda che lui è “in pista dai Settanta”, tra Lennon, Bob Dylan e Sting, il vinile e l’mp3. Confessa addirittura una insospettabile voglia di scendere in piazza, “a fargli un culo così” a quelli che stanno rintanati nei palazzi del potere fregandosene dei problemi quotidiani della gente. E’ il Renato Zero saggio e incazzato della maturità, presente all’appello, che alla neoconquistata indipendenza assoluta (vedi News) risponde con un disco denso, lungo, sfaccettato, molto curato nei suoni e nella confezione. “Presente”, nei negozi da venerdì 20 marzo con 170 mila copie distribuite solo in prenotazione (secondo i dati diffusi dall’ufficio stampa) sembra quasi una reazione meditata, un atto di difesa a spada tratta nei confronti della musica “debole e ferita a morte” di cui Zero canta in “Giù le mani dalla musica”. “Siamo al tracollo, purtroppo”, spiega a Rockol. “Oggi molti musicisti non hanno neanche i soldi per comprarsi un pedale per la chitarra o un rullante nuovo, altro che appartamento in centro. La musica, io credo, ha ancora molto da dire. Ma forse l’abbiamo affidata alle persone sbagliate, consegnata in mani inopportune. Pensa a come dagli anni Novanta la discografia ha dilapidato il nostro patrimonio musicale a suon di raccolte e greatest hits: è stata una vera razzia, una cosa che offende. Ho sentito un bisogno quasi fisiologico di fare da me, anche se nella mia decisione ha certamente giocato un certo atteggiamento da parte dei discografici. E allora ognuno per la sua strada, senza rammarico e con la consapevolezza che la conquista della libertà passa anche da lì”. La musica è malata? “No, oggi vedo tanti ragazzini che hanno voglia di riscoprire i Pink Floyd, i Chicago, i Blood Sweat and Tears…. Gli interessa sapere da dove veniamo, ed è un interesse che nasce spontaneamente: è malata, la musica, solo perché i dottori non sanno prescrivere i farmaci giusti”.
Anticipato da un singolo pop rock come “Ancora qui” per cui Alessandro D’Alatri ha confezionato un videoclip popolato di celebri comparse (Manuela Arcuri, Asia Argento, Paola Cortellesi, Massimo Ghini, Leo Gullotta, Alessandro Haber, Giorgio Panariello e altri ancora), “Presente” suona come un viaggio musicale e introspettivo, tra la campanella di fine lezione di “Professore” e la delicata “cantastrocca” di Brunialti e Colonnello (“Dormono tutti”) che chiude il disco. “A scuola”, ricorda Renato, “mi inquadrarono subito facendomi capire che lì non c’era posto per me. Ma io sono la dimostrazione vivente che anche se le istituzioni scolastiche ti chiudono la porta in faccia puoi imparare lo stesso a stare in piedi. Mi piacerebbe incontrarli di nuovi, i miei vecchi maestri: non hanno il coraggio di farsi vivi! Perché ho scelto una filastrocca come pezzo finale? Perché riappropriarsi dell’infanzia, quando si è adulti, è fondamentale. Oggi che il mondo non offre più garanzie, chi vuole un luna park in cui sognare se lo deve costruire da sé. E la leggerezza dell’infanzia, la capacità d giocare, la poetica dell’abbandono ti permettono di dialogare con tutti, anche con gli anziani. Serve più quello, che avere quattro lauree”. E’ un tema centrale del disco, il dialogo tra generazioni, l’“incontro” (titolo di un altro brano) tra giovani e adulti. “Così riesco ad accettare le rughe sul volto, il fatto che i fan non vengono più sotto casa per invitarmi a far notte con loro. E’ importante non perdere l’occasione di ascoltare quello che un ragazzo di vent’anni ha da dire. C’è sempre qualcuno, vicino a te, che chiede di essere accompagnato da qualche parte. Che vuole sentirsi raccontare una favola, recitare una poesia. E’ questo che ci tiene vivi”. Ma la voglia di scendere in piazza, quella no, non ce la saremmo aspettata… “Per anni è stato un mio tabù. Non possedevo una tessera e la mia trincea erano piuttosto il Baccarà di Lugo di Romagna, l’Altro Mondo di Rimini. La mia sfrontatezza e i miei costumi di scena. Oggi mi sembra che sia arrivato il momento di tornare a frequentarla, la piazza. I sindacati arrancano, non è più ora di delegare, per ottenere una risposta rapida il messaggio bisogna portarlo direttamente a chi di dovere. Che dovrei fare, calarmi un panama in testa e andarmene ai Caraibi? Non posso mettere a riposo la mia energia, un entusiamo e una creatività che credo ancora di possedere. Per questo incito i ragazzi a muoversi: lo faccio io che di anni ne ho 58, perché non dovrebbe farlo un ventenne? Ho imparato col tempo che se vuoi qualcosa con tutte le tue forze alla fine lo ottieni”. Diavolo di un ottimista, Renato. Che però, in pezzi come “Il sole che non vedi”, non rinuncia a uno sguardo malinconico sul mondo: “Quella canzone è la sintesi di tutto quanto vedo e ascolto in giro, i rumori e i silenzi. La vita ci mette tutto a disposizione ma siamo così stupidi da sciupare le opportunità. Andiamo sulla Luna e un attimo dopo bruciamo Kabul. Dobbiamo guardare l’orizzonte, invece di chinare il capo e mettere a tacere le nostre aspirazioni”.
Vive anche di incontri e variazioni musicali, “Presente”: tra le orchestrazioni classiche del Maestro Renato Serio e la chitarra rock di Phil Palmer, i fiati jazz di Fabrizio Bosso e Stefano Di Battista e il vocione soul di Mario Biondi, coprotagonista di “Non smetterei più”. “Sì, è un disco molto ben frequentato. In ‘’Dormono tutti’ e ‘Vivi tu’ Danilo Madonia, pianista e arrangiatore, ha dato una prova d’autore magistrale. Persino un autorevole personaggio che arriva dalla musica classica non si è accorto che si tratta di un’orchestra campionata…‘Vivi tu’ è una serenata che ho dedicato alla mia prima fan. Stavolta sono io che entro in casa sua per vedere come vive, se ha avuto dei figli e si è fatta una famiglia”. E Biondi? “Mario è una persona generosa, come cantante e come artista. E la generosità è ciò che consegna gli artisti alla storia: pensa a Totò, ad Anna Magnani. Per fare questo lavoro bisogna fare continuamente rinunce: dire di no alle Seychelles e farsi il mazzo al Tiburtino Terzo davanti a una tastiera anche se è il mese di agosto. Biondi ha una famiglia numerosa, sei figli: alla faccia dell’artista asessuato e sconfitto dalla vita, triste e con una P38 nel cassetto. Guadagnare un po’ di serenità non è un male, neanche per il tuo pubblico. Pensa a Lauzi, a come è stato capace di modificarsi nell’approccio scrivendo ad esempio per i bambini, esercitando l’autoironia. Questo lo ha reso ancora più grande. Di Biondi trovo meravigliosa la capacità di far convivere la passione musicale con i suoi impegni di marito e di padre. Da single quale sono, lo invidio un po’ ”. L’ironia è un’arma che Zero frequenta da sempre: ritorna, qui, in titoli come “L’ormonauta” e “Spera o spara”, scritta con Mariella Nava e arrangiata a ritmo di ska. “Quando si parla di ironia mi viene in mente Rino Gaetano. Eravamo amici, ricordo i nostri aperitivi al bar, gli incontri con gli amici a Piazza Navona. Era un ragazzo molto tormentato, ma nonostante quel rodimento interiore riusciva sempre a mostrarsi sorridente. Non me lo ricordo un giorno col broncio, incavolato o non disponibile. La sua morte per me è stato un grande choc. ‘Spera e spara’ è un gioco, ma riflette anche un certo disorientamento, una certa incazzatura per come oggi siamo sballottati dai meccanismi di persuasione occulta che usano anche i politici per ottenere consenso. Ascoltato il pezzo, ho chiesto a Mariella se per caso aveva intenzione di farmi fare una passeggiata negli anni Settanta… Ma come, mi ha risposto, t’ho sempre dato pezzi drammatici e disperati come ‘Spalle al muro’ e oggi che ti porto una cosetta da ridere non ti va bene? E invece mi va bene sì, in un disco che racconta come sono oggi perché rinunciare a un colore che ben si intona con tutti gli altri?”. Zero vecchio stampo, come ai tempi de “Il triangolo”: senza cerone tutine e lustrini, però. “Li ho sempre usati per condire la pietanza, i costumi, per regalare una cornice spettacolare al mio repertorio. Non è che ho solo e sempre tratto vantaggio, da quella mise en scene. L’ho già raccontato: a causa del mio modo di vestire montavo spontaneamente sul cellulare e i poliziotti mi portavano al commissariato dove lavorarava mio padre. Il mio modo di essere sul palcoscenico deriva dalle esperienze che ho fatto: gli incontri con Don Lurio e Franco Estil, con Fellini e Comencini. Gli spettacoli al Teatro Stabile di Genova e tutto il resto”.
Il primo approdo in una “montagna di programmi” che gli frullano per la testa. Fonopoli inclusa, sempre e comunque: “Ho ripreso in mano il progetto, ancora una volta. Stavolta con la benedizione del presidente del Senato. E’ una persona in cui ripongo molta fiducia e spero che mantenga la promessa”.
“IL TEMPO”
Rino Gaetano non era contento del suo cilindro di Feltro. Gli pesava in testa, gli opprimeva i pensieri, e per creare una magia non devi sentitrti schiacciato dalla forza di gravità. In suo soccorso arrivò Renato: “Era il ‘78, stava preparandosi per Sanremo, avrebbe cantato “Gianna”. Pensava a una trovata scenica con un chitarrino, mentre quel cappello proprio non lo convinceva”. Zero sospira e prosegue: «Così gliene regalai uno che avevo in casa, di quelli da prestigiatore, piatto come una sogliola. Lo scuotevi con la mano e si apriva, era leggerissimo: dissi a Rino, ti porterà fortuna per la carriera».
Eravate buoni amici.
«Gli volevo così bene. Lo vedevi sul palco con quella rabbia incontenibile, poi lo ritrovavi al bar dell’Rca e ti appariva indifeso, disarmante. La sua timidezza lo fregava, nei rapporti umani. Fosse vivo oggi sai che repertorio. Magari avremmo inciso un disco insieme: è un rimpianto come quello di non aver lavorato con Ivan Graziani. Che non era chiuso come Rino, era più caciarone, sapeva mostrare la propria intimità, pur conservando la sua riservatezza».
Guardiamo ancora nell’album dei ricordi? Patty Pravo.
«Ci siamo frequentati tanto, dal Piper in poi. Me la sono portata spesso a casa, ma Nicoletta è un po’ insofferente. Ha forse paura dei sentimenti, di svelarsi, innamorarsi. L’ultima volta l’ho vista in studio, due anni fa. Spero sempre in una sua telefonata, ma non arriva mai. Vorrà dire che proverò a chiamarla io».
Loredana Bertè.
«Voglio solo che lei stia bene. Ora mi sta a cuore la sua serenità».
Fellini: com’era la storia della corsa in moto?
«Monta sul mio sidecar a piazza del Popolo, e mi dice: amoooree, facciamo un giretto. Pensavo di dare due sgassate e lasciarlo subito da Rosati, ma Federico mi ripeteva: andiamo, andiamo. Arrivammo fino a via Appia, lui sorridente con la sciarpa grigia tesa al vento».
Lei lavorò in tre film del Maestro.
«Particine in “Casanova”, “Roma” e soprattutto “Satyricon”. Rino Carboni mi truccava per ore la faccia applicandovi protesi di lattice, poi ci dipingeva sopra. Giravamo sempre di notte. È stato un privilegio conoscere l’uomo Fellini, che non valeva meno del poeta, del regista, del sognatore. Troppi film gli frullavano per la testa, e lo sceneggiatore Bernardino Zapponi mi confermò che molti non furono mai girati. Perché Federico operava d’istinto, febbrilmente. Quando non era convinto di un progetto lo lasciava a macerare per mesi, e poi addio».
Lei, Zero, ha qualche disco rimasto irrealizzato?
«Semmai ne ho registrati troppi: del resto io sono l’uomo degli eccessi. Rifarei di sana pianta “Artide Antartide”: vendette da dio, ma la realizzazione e gli arrangiamenti erano molto scollati dalla mia idea di partenza. Mentre invece piango ancora l’insuccesso di due album fortissimi come “Leoni si nasce” e “Soggetti smarriti”».
In questo, “Presente”, lancia nuove sfide.
«Sin dalla copertina: io guardo avanti, e tutti gli altri nell’altra direzione. È dai tempi di “No mamma no” che mi prendo le mie responsabilità di artista e di essere umano, con questi valori e sentimenti che pur stressati e dissociati mi sono ancora rimasti attaccati addosso. Ho ancora voglia, a 58 anni, di fare quattro chiacchiere con la vita».
Autoprodurre il cd è coraggio o incoscienza?
«Non ne potevo più del pessimismo dei discografici. Dobbiamo difendere la musica italiana, che rischia di essere spazzata via dalle scelte delle multinazionali: a parte il Sudamerica, dove la esportiamo? E qui, gli addetti ai lavori non se la sentono di investire, di rischiare. Lamentano la crisi e si mettono paura se proponi una collezione ricca, come “Presente”, in cui trovi 17 canzoni. La colpa di quel che accade non è degli artisti: molte etichette sono sparite, e quanto ai giovani, chi li tutela?».
Per fortuna ci sono i talent-show televisivi.
«I coach di programmi come “X Factor” o “Amici” richiamano alla mente la leggendaria figura dell’assistente musicale. Li trovavi nei corridoi della Ricordi o della Rca, e nelle loro mani c’erano le sorti di una canzoni. Suggerivano l’intonazione a esordienti come Endrigo o Paoli, e il gioco era fatto. Ora però tutto questo lo vedi in tv: fossi al posto di quei ragazzi scapperei a gambe levate. Neanche sono nati, come cantanti, e gli sbattono addosso sette telecamere, con i maestri che li nevrotizzano a forza di suggerimenti. Tutto questo mi disturba».
A proposito di tv. Visto Povia a Sanremo?
«È grave se l’interesse del pubblico debba essere esposto a una forma di morbosità, a tutto danno dell’obiettività. Non si può far polemica per cercare il successo, forzando deliberatamente la realtà su temi così delicati».
Sul disco c’è un pezzo, «L’ormonauta», dedicato ai forzati del sesso.
«Anche queste sono creature di Dio, eheheh. Vedi in tv questi palestrati, gonfiati di anabolizzanti e ti aspetti chissà cosa. Se li spiassimo in azione, sai che fischi. Oggi lo stress della performance ci uccide, come quando da ragazzini ci portavano a mignotte per “iniziarci”: ovvio che, davanti alla “panterona”, arrivasse la mortificazione. Il sesso andrebbe vissuto come un’opportunità per conoscere le altre persone: desiderare vuol dire idealizzare. E anche quando sai che non sarà il partner della tua vita, dì dieci avemarie e fai comunque l’amore: capirai molto di te, in chiave spirituale».
Chi è oggi il “diverso”?
«Qualcuno su cui la società specula in modo molto più crudele che in passato». I
n che modo?
«Vai in certi alberghi a sette stelle, selezioni il loro canale tv e ti informano che destineranno parte del tuo conto ai bambini in Africa. Questa è una strumentazione paracula: perché dirmelo? Fatelo e basta. Mettano il cuore oltre lo sponsor. Altro esempio: ci sono bambini con malattie rarissime e le industrie farmaceutiche e i medici non trovano la cura, perché non ci guadagnano. E invece quei ragazzini non possono essere lasciati morire: anche se sono tre al mondo, devono essere tutelati come fossero milioni».
Come ha vissuto la vicenda di Eluana?
«Male. Nessuno sa davvero immedesimarsi nei protagonisti di storie così dolorose. La chiave di lettura è nella parentela. Capire cosa significhi essere il padre, o la figlia che giace su quel letto da un tempo interminabile. Attorno a loro, ogni giudizio dovrebbe essere sospeso. Il valore della vita è immutabile, e nessuno poteva permettersi di affermare che quella di Eluana valesse meno. Se parliamo di accanimento terapeutico, lo considero una inutile violenza. Ma non riuscirei a smettere di alimentare una persona di cui ignoro il livello di sofferenza. E trovo sbagliato che la sentenza sia emessa da un magistrato o da un prete: ogni decisione deve essere presa da una comunità che dialoga, invece di spaccarsi. In un momento tanto grave, quella famiglia non doveva essere lasciata sola. Questa sarebbe stata civiltà».
Siamo tutti “soggetti smarriti”, Renato?
«Troppi avvenimenti ci colgono alla sprovvista. Non siamo più abituati alla piazza, allo scambio, al confronto. Una volta ci annusavamo, mischiavamo le idee. Anche l’extracomunitario resta sulle sue posizioni, non cerca l’integrazione. Se giro per Roma e parlo in dialetto con i bottegai, quelli non mi capiscono. Sono arrivati qui massicciamente, ed è giusto offrir loro una mano tesa e una minestra: ma intanto abbiamo perso tutti la capacità di ragionare insieme e di comprendere i nostri valori. Restiamo inebetiti. Per dire: non riusciamo ad essere disperati neppure se stuprano una creatura in un parco. E invece, di fronte a certe scelleratezze, dovremmo reagire».
Si spieghi.
«Lo dico in una canzone, “Almeno una parola”: di fronte al dolore e al disagio la difesa migliore non è l’omertà o la rassegnazione, ma il ripristino di una più completa vita sociale».
Ma a chi è rivolta questa parola?
«A tutti. Perché cittadini onesti e malviventi sappiano che ci sono regole da far rispettare con fermezza. Siamo tutti esposti ai soprusi. Non invoco la frusta o una repressione violenta, ma non possiamo restare inermi di fronte al dramma di una ragazzina abusata, il cui carnefice magari esce il giorno dopo di prigione. In qualche modo, è figlia di tutti noi. Proteggiamola».
Ne “Il sole che non vedi” canta: “La violenza è il nuovo Vangelo/Cristo non c’è”.
«Ho paura che la legge del più forte oscuri la continuità della Fede. Io sono cattolico e invoco Cristo, il laico potrà chiamarlo come vuole, ma neppure lui vorrà veramente sbarrarsi la porta di un futuro più luminoso per questa esistenza».
E in un altro pezzo, “Ancora qui”, ipotizza: “Finalmente arriva il giorno in cui fai pace con te stesso”. Ci siamo?
«La rincorriamo sin dal momento in cui veniamo al mondo, e riusciamo perfino ad accettare la morte perché ce la fa intravedere, quella pace. Ma io sono sempre arruolato per qualche guerra, con quest’inquietudine che zampilla dentro di me».
Confessa: “Non smetterei più”, e ripete che “questa mia vita è un eterno concerto”.
«È perché temo di svegliarmi in un mondo dove non ci sia più un angolo dove montare un palco per cantare. È già accaduto con le sale da cinema: oggi ci trovi parcheggi, centri commerciali. E siamo costretti a vederci i dvd in salotto, sconfitti dalla solitudine, senza più poter condividere una risata o una lacrima. Anche per questo, sono ancora qui».
Tratto da un intervista della Venegoni:

Presente è un album a più piani, ruggente e fiero, compiaciuto e pungente, spesso autocelebrativo e un po’ Sixties. Con l’Orchestra Sinfonietta di Roma diretta da Renato Serio a volte coautore, con fior di musicisti fra i quali Phil Palmer alla chitarra, con ricami di jazzisti come Stefano Di Battista e Fabrizio Bosso; c’è un morbido duetto con la voce cavernosa di Mario Biondi in Non smetterei più; c’è una eco gaberiana in L’ormonauta; c’è rumoristica simpatica, cerniere che si chiudono e carillon che dormicchiano nella deliziosa ninnananna che chiude l’album: che si apre, invece, con la rivendicazione della cultura di strada contro quel Professore che non lo capì a scuola. Il videoclip, girato da Alatri, è pieno di amici attori: Asia Argento, Paola Cortellesi, Manuela Arcuri, Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Giorgio Panariello. In attesa di raccontarsi da Fabio Fazio sabato, Renato Zero si è sfogato in quiete con noi.
Ricominciare.
«Mi ha ferito come sono arrivato a questo punto. Il saluto con la Sony è stato traumatico e riguadagnare la libertà mi ha rattristato; questi ragazzi che lavorano nelle multinazionali non dovrebbero dimenticare di essere italiani: il risultato dei nostri sforzi viene portato in Usa o Giappone. Il nostro Paese produce agricoltura e turismo, ma la musica l’abbiamo inventata noi: resti dunque a casa nostra, ma gestiamola. Loro ci tirano addosso Springsteen, che è pesante e fa male; non si trova neanche posto negli espositori di dischi, perché Madonna occupa tutto. Di questo parlo in Giù le mani dalla musica. Non ho mai pensato di abbandonare, sono un pischello anche se fra 2 anni ne avrò 60: certo non farò dischi a 102 anni perché mi ballerà la dentiera, però finché ci sono io c’è il mio passato, e datemi speranza per il futuro. Ci fossero ancora Gaber, e De André, che con la loro personalità hanno reso possibili tante cose…».
«Io sono in pista dal 70».
«Io e i miei amici si siamo scontrati per strada e non nelle manifestazioni politiche, con i benpensanti. Molti di noi hanno imbracciato la siringa per non sentirli né dentro né fuori. Io ho avuto piume e lustrini, sono stato fortunato ad aver scelto la provocazione massiccia. Oggi si parla di omo ed etero, ma quando si parla di persone? Gli abusi di questi tempi vengono dalla disperazione, è uno sfoggio di malessere. Anche con i bimbi bisogna essere meno aggressivi: la mamma veste il suo piccolo di 2 anni come ne avesse 8, e lo tratta come se ne avesse 18; ma prima di discutere in casa di certe cose, perché non li portano dai nonni?».
Sesso.
«In L’ormonauta parlo dell’invasione della tecnologia nella nostra vita privata. Magari sei tranquillo a letto, sul più bello, ti arriva quello da Skype: “Che, stai a scopà?”; arrivano quelli delle paraboliche, ti suona tutto quel che hai in casa. Il sesso per i giovani è una gran cosa, uno sfogo. Se lo fanno bene la vita va meglio, si scaricano».
I reality musicali.
«I giovani debbono poter avere una identità sociale e culturale, prima che artistica. Troppo spesso in tv vengono gettati allo sbaraglio, senza essersi fatti le ossa. Il ruolo di X-Factor e Amici è positivo, per il recupero dei coach, degli assistenti, dei direttori: ma nell’arena bisogna arrivarci attraverso verifiche personali, per gradi, lontani dalle telecamere».
IL GIORNALE:

E allora vedete che si può ricominciare daccapo. «Ebbene sì, sono tornato alle origini» spiega Renato Zero che stavolta l’ha combinata grossa: lui, cioè un’istituzione del nostro pop che avrebbe potuto campare di rendita vita natural durante, ha azzerato tutto lasciando la sua vecchia casa discografica e tornando, come dice orgogliosamente, «a curarmi tutto da solo con la mia etichetta che si chiama Tattica: prima dovevo fare troppi compromessi». Risultato: il cd che esce dopodomani (domani intervista su Rtl 102,5 poco prima di mezzanotte) si intitola Presente e ha già venduto 170mila copie solo in prenotazione. Ergo: un successone. E d’altronde il disco vale assai perché, detto così semplicemente, è bello, cammina in equilibrio su di un filo emotivo che rimane teso dall’iniziale Professore fino a Dormono tutti, zigzagando tra gli stili e i pensieri e le confessioni, tra divertite apologie del sesso (L’ormonauta) e invettive quasi goliardiche (Spera o spara). Per di più ci sono pure due ospiti (Mario Biondi in Non smetterei più e il sax di Stefano Di Battista) che più diversi non si può eppure così ben amalgamati, una sciccheria. Perciò bravo, Renato Zero: missione compiuta. Ed è una grande lezione per chi pensa che a 58 anni, anzi a «quasi tre volte vent’anni» come dice lui ridendo, si possa solo avere un grande futuro dietro alle spalle.
Però, caro Renato Zero, c’è voluto un bel coraggio.
«Diciamo che il risultato è stato la più bella vacanza della mia vita».
Altro che vacanza: i brani grondano realtà sofferta, riflessioni sarcastiche, speranze quasi utopiche.
«Alla mia veneranda età io sono ancora single: sarà per questo che riesco a scippare tutte queste emozioni dalla vita che mi circonda».
Ne «L’incontro» dice: «Io sono in pista dal Settanta/ Fra Dylan, Lennon e Sting».
«E poi canto: “giovani salvatevi, fatevi conoscere”. È il mio invito a questa nuova generazione che non si lascia amare. Ma la colpa non è dei ragazzi: la colpa è la nostra che abbiamo fatto solo danni».
Il risultato è, come dicono, che siamo diventati un Paese di vecchi.
«Più che di vecchi, di gente immobile. Talmente immobile che preferisce togliersi quindici anni dal chirurgo estetico per fingere di non cambiare mai. Se ce le hai, ‘ste cavolo di rughe, vuol dire che almeno hai vissuto».
Ma scusi, anche lei non era passato dal chirurgo?
«Sono andato dall’ex marito della Santanchè, avevo il doppio mento che volevo togliere. Ma posso dirla tutta?».
Prego.
«Non ho risolto nulla. Ero in un momento di debolezza e ho deciso di fare quell’operazioncina. Ma sconsiglio a chiunque di farlo: per star bene ci vuole altro».
Tanto i giovani impazziscono ancora per Renato Zero.
«E io me ne accorgo anche per strada, camminando, e ci godo».
I nuovi cantanti godono meno. Sono tempi duri.
«Per gli autori di canzoni, senz’altro. Diciamo che la cosiddetta “formula Max Pezzali”, tutta sballata metricamente, mette in crisi la vecchia generazione. Io non passai l’esame Siae perché avevo sbagliato un solo accento».
Tratto da LIBERO:

Perché un self made cd?
«Noi artisti dobbiamo essere liberi, nella fase creativa e in quella della fatturazione di un cd. Finora sono stato costretto a rivolgermi a una major: era come chiedere le chiavi di una casa d’altri per andarci a fare quello che ti gusta di più. Se po’?».
Diciassette canzoni: Mario Biondi ospite in “Non smetterei più”, Maria Nava che firma “Spera o spara”, un bell’inno all’amore ne “Un’altra gioventù”, l’orchestra Sinfonietta del maestro Renato Serio. Un piatto ricolmo…
«L’aspetto creativo ha avuto un bell’impulso in questa scelta di libertà. I brani sono sgorgati in modo istintivo».
Nel disco c’è una canzone-manifesto: “Giù le mani dalla musica”. Dove canta: “…ferita a morte anche lei… puoi salvarla se vuoi, ti amerò se lo fai…”.
«La nostra generazione ha dato e avuto tanto da questo mondo. È una difesa dei colleghi più giovani che incontrano difficoltà impensabili per diventare artisti di livello. Hanno le porte chiuse».
Non crede in programmi come X-Factor o Amici?
«Non è questione di fiducia nei confronti di questi format. Hanno sdoganato la musica in tv ma rischiano di provocare delusioni in artisti in erba che dovrebbero crescere facendo la gavetta, come ho fatto io, e non davanti alle telecamere. Dove soffrono».
Lei, però, fu costretto a travestirsi e a crearsi un personaggio alternativo per emergere.
«Caro mio, negli anni ’70 comandava la famiglia cantautorale, mi feriva… Se non eri dalla loro parte mica facevi carriera. Per salvarmi, mi sono disegnato una cornice tutta mia».
Nacque allora il Re dei Sorcini: sono stati quelli gli anni più belli della sua vita?
«Lo sono anche quelli attuali: quando voglio, posso tornare bambino. Che c’è di più tenero?».
Questo il disco più autobiografico della sua carriera: la prima canzone “Professore” è legata ai ricordi scolastici, l’ultima (“Dormono tutti”) è una ninna nanna disneyana.
«È un concept-disc nel quale esalto le rughe, le disillusioni, i ricordi della gioventù, le speranze dei ragazzi di oggi, l’amore che ritorna, la vita che rigira».
C’è anche il sesso.
«Poteva mancà? Nella canzone “L’ormonauta”, dove ho ospitato i fiati straordinari di Fabrizio Bosso e Stefano Di Battista ho creato questo essere che vive di sesso. Il sesso è essenziale, non peccato come diceva la chiesa».
Cosa fa Renato Zero quando non pensa alla musica e al sesso?
«Impazzivo per la Playstation, ora preferisco lo scopone scientifico. Alla consolle sei solo, con le carte studi gli avversari e impari a bluffare. Mi è servito quando ho dovuto firmare alcuni contratti».
E la politica? Da che parte sta?
«Oggi scegliere un partito in Italia equivale a entrare in un supermercato: ci trovi di tutto, ma alla fine esci senza aver comprato niente».

TG 1 Edizione delle 20.00
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c739b943-d8d2-4793-ba31-c7a0145f71e9.html

TG 5

http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tg5&data=2009/03/17&id=34788&from=link

UNO MATTINA

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-14d069fe-bb2d-4d5c-935b-f9332f263413.html

IL 20 MARZO “PRESENTE” IL NUOVO DISCO DI RENATO ZERO!

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Renato Zero è stato un precursore dei tempi, un trasgressivo, un provocatore, un poeta, un interprete della nostra vita, un artista a 360 gradi praticamente unico e l’unico a creare un empatia con i suoi fans fuori dal comune.

Sono passati più di 30 anni e tre generazioni eppure noi Sorcini veri siamo Ancora qui ad aspettarlo, un attesa durata più di tre anni, ed ora finalmente ci siamo, Venerdì 20 Marzo 2009 esce “Presente” il nuovo disco di Renato Zero che contiene 17 brani inediti.

Presente come a dire sono qui, non vi ho lasciato e mai dimenticato, non sono cambiato sono sempre io il solito Renato!

Il solito Renato pronto ancora a stupirci, ad emozionarci, a farci sognare!

Della sua trasgressione ne ha fatto un arte, cambiato lui no, disilluso…forse un po’…e se ha messo da parte lustrini e colori ciò non vuol dire che sia diverso ma soltanto più maturo, un evoluzione naturale per un essere umano, ma il colore è ancora vivo dentro lui insieme alla sua poesia e follia!

Ed io sono sempre più fiera di essere una Sorcina, orgogliosa di gridare al mondo io sono una Zerofolle!

E sarò li Giovedì 19 a Roma ad applaudire il tuo grande Ritorno, il ritorno di chi sa che va incontro alla sua gente, quella gente che non ti ha tradito mai, quella vera che ti ha amato, ti ama e ti amerà per sempre!

Questo Blog fu aperto in occasione del “Il Dono“, sono tre anni che viaggiando fra le tue bellissime canzoni abbiamo analizzato i migliori anni della tua e della nostra vita ed oggi Debby e Marco insieme a tutto il R.Z. Blog  sono  Presenti per dirti:

BENTORNATO RENATO!

Riuniti quì per esprimere le nostre emozioni, sensazioni,  pensieri e ricordi aspettando Presente!

“ANCORA QUI” CLAMOROSA ANTEPRIMA!!!

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Clamorosa anteprima domani sul Corriere.it!!!

Potete già ascoltare un piccolo passaggio di “Ancora quì” il nuovo Singolo del grande Renato Zero!

Domani  Lunedì 9 Marzo  alle ore 10.00!!

In questo Post potete lasciare tutte le vostre opinioni sulla nuova canzone di Renato Zero “Ancora quì”

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Spettacoli&vxClipId=2524_2df0506c-0a81-11de-91a6-00144f02aabc&vxBitrate=300

“ANCORA QUI”
 

Non è mai facile un ritorno non è impresa da niente…
Ma finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te…
Capire il vento, la ragione, il momento
Spogliarsi di ogni certezza inseguire un canto
Anche se per gli altri sarà follia
Ad occhi chiusi io riconoscerei la mia prima volta
Tra quei sorrisi e quella sincerità il mondo era mio
Quella minestra calda quanto mi manca…
Essere il primo a tutti i costi davvero stanca…
Voglio respirare poesia la mia
Ancora qui per dire di si ai miei sentimenti!
Con l’onestà di chi non ha mai barato con te…
Abbracciami adesso perchè è tempo di noi…
Io non ti ho scordato non l’ ho fatto mai!
Una Domenica diversa da qui talmente lontana…
Era un appello che forse per noi non tornerà più!
I miei pensieri in volo dalla finestra..
E diventava un pianeta quella mia stanza..
Se il coraggio un premio non è cos’è?
Ancora qui per dire di si riaccendere i sensi…
Affinchè tu non mi veda più diverso da te
Nessuna dogana per noi
Ne ieri ne mai…
Ecco il mio indirizzo torna quando vuoi!
Lascia la porta spalancata alla vita…
Anche se l’ hanno umiliata, brutalizzata..
C’è ancora qualche cosa di me…
In ogni latitudine c’è qualcosa per cui ritornerei…da te, da te, Ancora da te!!

RENATO E LE DONNE

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Se fossi Donna mio Dio sarei….una mignotta sarei…Gli scrittori che hanno analizzato negli anni la storia musicale di Renato Zero hanno sempre messo in risalto l’immagine femminile poco elegante che lui spesso ha narrato nei suoi testi.

In molte canzoni Renato ha rappresentato donne sempre decisamente discutibili, a mio parere un immagine piuttosto distorta e distante dalla realtà che evidentemente è nella sua mente.

Donne, donne ma chi le cerca le donne? Eppure ce so...

In “Amore al Verde” ci parla di donne arpie, opportuniste, che corrono dietro ai soldi, invitando le mamme a mettere in guardia i figli sulle donne fino a renderli immuni da loro, arrivando a dire che se fosse stato donna sarebbe diventato una prostituta.

Una canzone ironica che io ADORO mi fa letteralmente impazzire, ma che scatenò le polemiche femminili, purtroppo ancora una volta non ci onora, così come per “Fiori d’arancio” dove descrive il matrimonio come una gabbia, sempre un uomo che firma cambiali, lavora come un cammello schiavo di una donna che ama fare la bella vita.

“Amore Si Amore No” che narra una coppia con i litigi stile sadomaso dove è predominante la forza della donna, cattivissima in quel caso!

Da non dimenticare “Tragico Samba” dove impietosamente raffigura una povera ragazza a cui è successo di tutto, aborti, psicofarmaci, depressione, nonostante questo la descrive stupida e superficiale e lui invece di compatirla ne fa un sarcasmo pungente quasi sadico.

Ancor peggio se poi parliamo di “Sgualdrina” una visione sarcastica stile “Madame” della donna ancora una volta aggressiva e tentatrice.

Io ve ne ho riportate alcune, ma veramente Renato più e più volte ha rappresentato la figura di una donna tremenda e si ripete sempre l’aggressività, la poco di buono, l’arrivista, la venale!

Che sia ben chiaro io non sono una femminista e sono la prima a riderci su, mi piace molto il modo di ironizzare di Renato e mi rendo conto che esistono veramente molte donne da lui raccontate in quei testi e che ahimè infangano l’esser Donna di tutte noi.

Possiamo anche citarne invece una bellissima ossia “Donna donna donna”

Negli anni è leggermente cambiato ma non di molto perché ancora oggi hanno più facilità ad avvicinarlo i ragazzi piuttosto che le ragazze, forse perché troppo isteriche e spesso interessate alla sua sessualità.

Nonostante tutto Renato ha fortunatamente moltissime amicizie femminili.

Resta il fatto che questo rapporto conflittuale con le donne è proseguito nel tempo, nonostante il fatto che lui sia amatissimo da noi femminucce, avrà forse fatto degli incontri sbagliati?

Avrà avuto amici che hanno incontrato donne orribili?

Non lo so, fatto sta che io attendo ancora una canzone in cui lui riabiliti la nostra immagine.

L’8 Marzo sarà la festa delle donne e in attesa del singolo per il quale aprirò un altro Post, possiamo nel frattempo cercare di capire insieme come mai Renatino abbia questi pensieri un po’ negativi su di noi.

Vorrei inoltre parlare della Donna, di come siete e vi sentite Donne, di come la donna è vista dall’uomo.

Ancora mi sembra che la donna non abbia il giusto riconoscimento in una società dove purtroppo non mancano le discriminazioni, sia nel posto di lavoro che nelle famiglie.

La figura dell’uomo è sempre vista con una certa superiorità.

Anche in ambito lavorativo la donna per essere assunta ha più problemi per via dei figli e della famiglia.

Insomma a mio parere sono stati fatti pochi progressi, io credo che non solo nella testa di Renato ma in quella dell’universo maschile a parte rare eccezioni le donne siano viste in maniera distorta.

Sarà forse un po’ colpa nostra che non riusciamo a far valere i nostri diritti?

Sarà colpa di quelle donne che ci rappresentano in tv seminude e puntano tutto sul corpo e non sul cervello?

Colpa di quelle giovani fanciulle che si danno con troppa facilità?

Abbiamo tutta la settimana per discuterne…