I PEGGIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA

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Questa settimana commenteremo l’Intervista di Renato Zero rilasciata nell’ultimo numero del Settimanale A perché tratta degli argomenti di attualità molto importanti di cui discuteremo insieme, è molto lunga e credo che sia tra le più belle interviste di Renato Zero, qui riporterò i punti salienti.

Come sappiamo ad oggi molti gay rispetto al passato sono contro Renato e a tal proposito dice:

“Nessuno dovrebbe mai essere incasellato, etichettato. Mi auguro che ognuno di noi abbia sempre la possibilità di mantenere una porta aperta a un uomo o a una donna così come alla sessualità…”

Se oggi Renato è l’uomo che è lo deve soprattutto ai suoi genitori e dice:

“Ho avuto accanto due persone stratosferiche, capaci di attenzione e comprensione. Quando si ha una famiglia come la mia è come avere un marchio a fuoco nel cuore perché pensi che tutto il resto del mondo debba essere così. Quando sono mancati, due bei pezzi di me sono andati via con loro.”

Di Roma e della politica dice:

“Era tutto molto rurale, bucolico e carino. Non sembrava nemmeno di stare in città, nulla a che vedere con la triste realtà di oggi in cui versano molte borgate della Capitale tra cui Corviale, che sono immensi treni di cemento in cui le persone sono destinate a perdere la propria coscienza. E la poesia. Luoghi di violenze di cui nessuno si accorge, tanto sono grandi. Le colpe? Nelle classi dirigenti. I politici? Hanno troppo potere, anzi hanno troppo di tutto. Voglio imputare a questa classe politica la selvaggia e indebita appropriazione di luoghi e di pagine di storia romana. Un politico avveduto ed educato avrebbe dovuto fare un sacrificio in più ed andare a vivere lui nell’estrema periferia di Roma, dando forse in questo caso un esempio di civiltà. Non si può smembrare una città. Oggi e lo dico con grande franchezza tra il Vaticano e il Governo siamo agli arresti domiciliari. Non siamo più padroni della nostra città”.

Della sua gioventù ricorda:

“L’edificio in cui abitavo era una sorta di alloggio di servizio popolato da circa 136 famiglie di poliziotti. Ogni volta che uscivo da queste mura sostenevo un esame. Venivo passato al setaccio dagli sguardi di tutti, non era affatto piacevole. Quando ho saputo che Riccardo Tisci stilista del gruppo, aveva pensato a me per le sue ultime creazioni ho provato una grande soddisfazione. Quella notizia ha fatto il giro del mondo e molte persone in America come in Australia che non sapevano chi fossi, sono finalmente andate a cercarmi su Internet”.

Dal canto suo Tisci aveva dichiarato: Zero è stato il Freddie Mercury italiano, il nostro David Bowie.

Del suo look passato e presente dice:

Eppure oggi pur non vestendo quei panni e non attingendo così fortemente al beauty case mi sento più clown di ieri. Ognuno di noi ha la possibilità di essere donna e di essere uomo. Così come ciascuno deve all’occorrenza poter scegliere di essere qualcos’altro. Tutti devono sentirsi liberi di manifestare le proprie tendenze senza necessariamente andarle a sbandierare in giro. E anzi, per certi versi credo che quella sia la maniera più equivoca di dare sfoggio a una sessualità e ad una certa identità. Beati quelli che sono in grado di aver deciso finalmente cosa fare da grandi”.

Della scena del Divo di Paolo Sorrentino in cui Andreotti ha l’unico gesto di tenerezza quando stringe la mano della moglie mentre ascolta I Migliori anni della nostra vita dice:

“Trovo che quella scena sia un momento bellissimo, in cui si ha la sensazione che ad un certo punto della vita tutto sia riparabile. Ti fa capire che è possibile recuperare certi distacchi, superare una certa avidità, un attaccamento morboso alla carriera piuttosto che al denaro a discapito delle attenzioni verso le persone che ci sono vicine. E il fatto che fosse Andreotti a suggerire questi pensieri, un così enigmatico personaggio del Novecento, è emblematico. E’ intorno a persone come lui che si andava creando in positivo o in negativo, la formazione di un Paese. Oggi, attraverso queste presenze, siamo forse in grado di capire dov’è la verità. Quella mia canzone poi si adatta perfettamente a tutti i calendari, a tutte le generazioni. E’ come se si mettesse in moto una premonizione e cioè quella di dire: avrò la possibilità di viverli i migliori anni di questa vita? Oggi avere un passato sembra l’ultima delle preoccupazioni, quando dovrebbe essere esattamente il contrario. Perché un uomo senza passato è un fantasma”.

Del passato Renato rievoca un uomo politico come Gramsci:

“Non credo abbia tenuto molto a lasciare un retaggio formidabile di una statura politica, umana e sociale. Ma c’è riuscito. Ci sono stati personaggi come lui, probabilmente all’epoca mal pagati, che non andavano a fare le tribune elettorali in prima serata e non godevano di certe immunità e privilegi, sono rimasti come esempi in calce di un comportamento assolutamente irreprensibile. Non vendevano ne compravano appartamenti. Facevano solo gli interessi della gente.

Non amo essere etichettato. Sono uno che salta da un argomento all’altro, mi pongo sempre molti interrogativi. Non amo dare nulla per scontato e non mi piace chi si autocensura. Certo non è una maniera comoda di vivere perché questa dottrina me la vado a testare sul campo, nelle borgate di Centocelle e Tiburtino Terzo così come a Piazza delle Muse, nel cuore dei Parioli. Sono convinto che non esista un’ora precisa per conoscersi.

Da ragazzo scelsi la notte proprio perché era spaventevole per tutto il resto della società italiana in quanto luogo di perversione, di scambio di siringhe, e tuttora viene sottolineata con questo tipo di atteggiamenti e paure. Credo invece che sia il momento più vicino a Dio in cui finalmente puoi parlare con te stesso, cosa che non facciamo più. Facciamo finta di parlare con gli altri e tacciamo a noi stessi una carezza. Ci facciamo male infilandoci nel consumismo. Vogliamo a tutti i costi essere i primi della classe. E invece pensiamoci bene…Quanto è bello un errore, quanto insegna?”

Tratta dal Settimanale A- Intervista di Desirée Colapietro Petrini

 

TRAGICO SAMBA

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Più volte nel Blog abbiamo parlato di come Renato rappresenta le donne nelle sue canzoni ossia in maniera piuttosto impietosa!

Tragico Samba tratta da Zerofobia è un brano molto ritmato e decisamente accattivante, narra la storia di una donna a cui è successo praticamente di tutto, una donna brutta e sfortunata, che soffre di depressione, che fa uso di psicofarmaci, che ha avuto numerosi aborti, e violenze…insomma un caso umano!

La cosa più divertente della canzone è che lui invece di raccontare il tutto con dispiacere e compassione lo fa con sarcasmo, cinismo, indifferenza ed irresistibile ironia!

Circa la violenza subita le da addirittura la colpa perché se avesse ancheggiato di meno probabilmente non sarebbe avvenuta….eh da Renatino questo non ce lo aspettavamo non è proprio un bel ragionamento ma ripeto usa molto cinismo in questo brano quasi fino a diventare cattivo!!

Tremendo quando le dice di andare a suicidarsi…aggiungendo che sarebbe una jella poi se morisse senza potersi vedere il film! La donna in questione non deve lamentarsi perché secondo Renato basterebbero tre o quattro interventi per ottenere una faccia guardabile,impossibile non sorridere quando si ascolta questo pezzo che rasenta veramente l’assurdo!

Comunque a modo suo cerca di tirarle su il morale!!

Eppure nonostante tutto dice di amarla eh si dopo aver detto il peggio di lei la ama proprio per tutti i suoi problemi e quindi esce fuori un pizzico di umanità nei confronti di quella povera donna!

Questa è una canzone con la quale mi sono sempre divertita per tanti motivi, ma spesso mi sono chiesta come gli sia venuto in mente a Renato di scrivere un testo del genere!

Sono tante le canzoni in cui la figura della donna è poco edificante ne abbiamo ricordate molte, ma questa è veramente la più crudele e sprezzante in assoluto!

A voi i commenti!

 

QUANDO FINISCE IL MALE

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Canzone bellissima tratta dal disco “Quando non sei più di nessuno” forse poco conosciuta dal grande pubblico ma che merita molta attenzione.

Il male si manifesta in diverse forme, qualsiasi cosa o persona può scaturire del male.

Renato dice che anche da una carezza può sprigionarsi e degenerare ad esempio dopo un rifiuto…a volte basta un no per far si che quella carezza degeneri in rabbia spesso anche omicida ed i casi di cronaca al riguardo sono molteplici.

Il male si accresce anche con le bugie quando si tradisce la fiducia degli altri ad esempio, perché anche una bugia può causare grande dolore…

“Il male ci allontana qualunque male sia e se arrivasse all’anima che guaio amica mia”

Qualunque tipo di male allontana, se una persona cara ci fa del male anche fosse involontariamente crea un distacco affettivo…ma il peggio è se quel male arriva all’anima perché si cade in un profondo disagio esistenziale…non ci si sente più vivi, in quei casi allora il male non guarisce più perché si trasforma nel male di vivere, infatti da protagonisti si diventa spettatori passivi della propria vita fino ad arrivare a comportamenti estremi.

Certo un sorriso può aiutare ma non è detto che basti….

Come sempre Renato ci esorta a non cedere bensì a combattere per non permettergli di vincere, perché spesso noi stessi siamo causa dei nostri mali, per questo bisogna reagire ad ogni prova della vita!

E Quando il male finisce proprio la frase che da il titolo al brano ci si sente più forti, si perché le difficoltà ci rafforzano, le esperienze negative servono a farci affrontare meglio il futuro, e come dice in un’altra sua bellissima canzone:

Non puoi toccare le nuvole se non conosci le lacrime…

“Tocca pure ai giganti di piegarsi davanti a lui il male non ti risparmia qualunque faccia hai”

Stupendo questo passaggio eh si perché nessuno è immune dal male nemmeno i potenti del mondo, il male può arrivare ovunque ma può essere sconfitto grazie alle alleanze, questo è un concetto che Renato ripete spesso ossia l’unione fa la forza! Quindi mai restare soli!

Se il male incontra l’amore si polverizzerà, è la rassegnazione il peggiore male che ci sia!

Quanta verità in queste parole, non bisogna mai arrendersi, dobbiamo sempre lottare perché la vita in fondo è una continua battaglia quotidiana e bisogna affrontarla senza mai lasciarsi andare altrimenti il male indebolirà ogni nostra difesa.

Aiutiamoci perché ci sentiremo meno inutili!

I mali della vita e della società sono talmente tanti che lascio a voi il compito di elencarli…

Quando finisce il male (perché prima o poi finisce) si affronterà la vita con molta più energia e voglia di esistere!

Consiglio a tutti di riascoltare questo brano perché è tanto bello per quanto vero!